Il simpatico eriofide

In questi giorni c’è un po’ di tutto, anche lavori arretrati, perché siamo un po’ indietro con la lavorazione delle nocciole. 

Nel frattempo faccio il trattamento delle nocciole per simpatico eriofide e altri insettini vari: per l’eriofide lo zolfo è l’unica roba che più o meno funziona.
Poi iniziamo in questi giorni con un paio di trattamenti, a livello di concimazione fogliare, con rame e microelementi, quindi zinco, boro, molto utili nella formazione del frutticino. Abbiamo visto già l’anno scorso dei risultati positivi e quindi ripeto l’operazione. In pratica è una concimazione fogliare, né più né meno.

Nel frattempo si aspetta che i grani maturino, buttando un occhio al cielo, perché fa decisamente troppo caldo e il rischio temporali c’è, e anche il rischio grandine, con questa temperature: sarebbe un peccato, perché abbiamo dei grani abbastanza belli.
Quest’anno ho seminato un po’ tardi, perchè per me il mese di ottobre è sempre un disastro, perché parti grande con gli ordini, con le lavorazioni e poi rischi di stare indietro con la campagna.
Per il resto figurarsi, ho seminato il mais tre giorni fa. Infatti, nella nostra zona, abbiamo dei terreni che tengono tantissimo l’umidità, quindi è un vantaggio nelle estati siccitose, perché noi il prodotto bene o male lo facciamo sempre. Però è uno svantaggio nelle primavere piovose: basta un temporale nel momento sbagliato e la terra ci mette di nuovo 15 o 20 giorni ad asciugarsi e si tira alla lunga con tutte le lavorazioni.
Quest’anno in campo non ho tantissime varietà di grano, più che altro perché, con le rotazioni del biologico, quest’anno ho più della metà della superficie di seminativi a pisello proteico, perché le rotazioni portano quello e lì.
Per fortuna non abbiamo i cinghiali quest’anno, quindi forse porteremo qualcosa a casa.
Quantomeno a livello di azoto fissazione, che è molto importante, le piante ci sono, non sono rovinate dai cinghiali e quindi il loro lavoro dal punto di vista agronomico lo fanno.
Se poi riusciamo anche a portare a casa qualcosa dal punto di vista del portafoglio, non dispiace.
Come grano, abbiamo rimesso dell’Autonomia, una varietà che si coltivava nel secondo dopoguerra. In pratica ho quasi solo degli antichi, perché in un altro campo c’è il Fiorello, il grano di forza degli anni ’50. E poi ho del Palesio, che moderno non è, antico neanche, una via di mezzo. Macinando a pietra i grani ultra moderni preferiamo lasciarli ad altri. Perché più sono varietà nuove, più sono alti di W, più è molto duro il chicco e quindi a pietra sono difficili da macinare, si fa fatica a ottenere una farina con la consistenza giusta.

In questo momento ho tanto lavoro nelle nocciole, perché comunque l’erba cresce con questo caldo e vanno tenute comunque pulite.
Tuttavia per me personalmente, per la mia tipologia di azienda, questo può essere ritenuto forse un periodo di relativa tranquillità. Nel senso che fino, da adesso fino alla trebbiatura, io devo solo gestirmi le nocciole e basta. In campagna quello che potevo fare l’ho fatto. È il periodo in cui normalmente, quest’anno no, però negli anni passati, una settimana di ferie riuscivamo a farla con la famiglia, diciamo appena finite le scuole.

Poi si inizia con le trebbiature, lavorazioni mie del prodotto trebbiato, lavorazioni per terzi che magari trebbiano il grano, lo portano a pulire o robe del genere e da lì si corre come dei disperati fino a Natale.
Per le nocciole, in campo adesso si inizia a vedere un po’ il frutticino.
Diciamo che il 2025 è stata un’annata in cui l’unico posto dove c’erano delle nocciole era l’Alta Langa. In tutto il resto del mondo, la produzione è stata scarsa e quindi quelle quattro nocciole che c’erano erano carissime. La speranza è che quest’anno ci possa essere una produzione media, che vuol dire un prezzo congruo a chi fa solo produzione e la possibilità, a chi fa trasformazione, di riuscire a lavorare un pelino meglio.

Francesco Manuello, La Ghiandaia, Bonvicino (Cn)

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