Laboratorio didattico universitario, 19/5/2026
Azienda agricola Bogion Cit di Ivo Boggione
Ha partecipato un gruppo di 26 studenti dell’insegnamento “Agrobiodiversity Management” del Corso di Laurea di Scienze e Culture Gastronomiche.
Alcune riflessioni degli studenti:
Antonio Parra, che viene dalla Colombia, ha scritto: “Il lago è stato costruito con l’idea di generare una nuova economia: un turismo classico degli anni ’70, di chi soltanto visita con la vista, spende un po’ in cibo e se ne va.
Ma il lago ha distrutto un’altra economia; quella di sopravvivenza, quella degli zoccoli che si facevano con l’alnus glutinosa.
Ancora si ricorda il pianto dei vecchi.
Gli zoccoli potevano essere umili, ma erano l’arte con cui si cercava e si riusciva ad approfittare del legno, a usarlo per relazionarsi con i paesi vicini. A fare del paesaggio non solo mangiabile o percorribile, ma indossabile.
I salici, altri alberi ignorati, mantenevano gli argini del fiume, assorbivano umidità e generavano protezione contro la furia dell’acqua.
Ho visto un salice. Di alnus non ne ho visti.
Il paesaggio è sempre storico. Ma chi cerca di scriverlo senza fare domande produce finzioni: laghi finti, fiumi vulnerabili, alberi invisibili.
Mi ricorda quello che ha detto Ivo: i sistemi non c’è bisogno di inventarli, ma di ricordarli.”
Olimpia D’Amora, che è italiana, ha scritto: “Mi ha colpito molto il concetto di fermentazione naturale del formaggio. Il latte è vivo, un habitat, una casa.”
Greta Cerrito, anche lei italiana, ha scritto: “L’incontro con Ivo mi ha trasmesso tutta la sua passione per il lavoro che sta portando avanti alla fattoria, tutta la fatica che c’è dietro a questo loro progetto e la felicità che ne è derivata. Quello che mi ha più colpito è stato vedere come dai suoi occhi trasparisse in modo così vivido il suo interesse per l’apicoltura e la sua voglia di riuscire a trasmettere alle persone i valori in cui crede fermamente e che cerca di tutelare. È da questi incontri, da queste immersioni nelle piccole realtà che è possibile fermarsi a pensare e arrivare a scoprire, attraverso il lavoro altrui, un po’ più di se stessi, per coltivare ciò che dentro di sé può nascere per il futuro.”



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