Campi natura

Nell’ambito della Cooperativa La Pepita, io mi occupo di più del discorso campo estivo, campo natura, cioè del rapporto dei bambini con la terra per i bambini. Per il ventesimo anno stiamo preparando il campo natura, che è questa accoglienza di bambini durante l’estate, di bambini dai 4 agli 11 anni che vengono iscritti per moduli settimanali, quindi fanno una settimana o due, c’è chi ne fa sei.
Vengono al mattino con i genitori e rimangono tutto il giorno fino verso le quattro.                                     È un discorso di educazione ambientale fatto sul posto, in diretta: c’è sempre un primo momento di riflessione su quello che sta succedendo intorno a noi, sulle temperature, sull’inquinamento, sul cibo e sull’alimentazione sana.
Poi si mangia sempre la frutta a metà mattina come stacco.
Si inventano canzoncine sempre legate al ringraziare per ciò che abbiamo, per il cibo e per gli elementi della terra.
Poi i bambini vengono divisi in quattro gruppi che si chiamano con i nomi dei quattro elementi fondamentali: aria, acqua, terra e fuoco.
Ogni giorno un gruppo, a turni (praticamente su quattro giorni fanno tutti e quattro i settori), si occupano una volta dell’orto, una volta del cibo, della cucina, facciamo l’insalata insieme, la pizza, quello che c’è da fare.
Una volta ci si prende cura degli animali: abbiamo un cavallo, due asini, conigli, pulcini, galline, due capre.
Ci si prende cura dell’ambiente, delle piante in vaso, di quelle nel parco e poi di tutto quello che è mantenere l’ambiente che c’è intorno a noi, il che vuole anche dire pulire.
Questo discorso che per aver le cose belle e pulite bisogna lavorare, significa abituarsi a guardarsi intorno e fare quello che è necessario. immergersi nella realtà che oggi giorno sfugge a molti.
Poi si cucina il pasto, c’è una grossa cura rispetto al pasto: cominciamo sempre dall’insalata o comunque da verdure crude e si cerca di aiutarli a superare il rifiuto, perché in buona parte comunque c’è. Quindi si fa il piccolo panino con una mezza fogliolina di insalata e piano piano si procede in questo senso. In linea di massima c’è un discreto successo rispetto a quello che i bambini non mangiano oggigiorno.
Poi si occupano del preparare la tavola, sprepararla, lavare i piatti, insomma, tutto quello che è inerente al discorso.
Nel pomeriggio c’è anche un momento in cui si fanno i compiti.
Si fanno attività di laboratorio di riciclo di tutte le cose che abbiamo e che possono essere in qualche modo riciclate: dai depliant dei supermercati che diventano un gioco, dalle scatole che diventano casette, dai pezzi di legno che diventano costruzioni, eccetera.
Ci occupiamo di biciclette da aggiustare, insomma, cerchiamo di ridare vita a tutto quello che in linea di massima viene quasi sempre buttato.
Il mercoledì di solito si fa una gita mirata, a conoscere i posti che abbiamo intorno, a promuovere la mobilità sostenibile. Quindi andiamo o a piedi, o in bicicletta, o coi carretti, o il bus urbano, raramente prendiamo il pullman. Andiamo magari in montagna quando c’è il caldo che si muore.
In linea di massima stiamo qua e i bambini sono felicissimi di andare ad arrampicarsi sulle rottoballe del campo vicino, o attraversare le bialere con le corde: son tutte esperienze che possono sembrare banalità, per loro sono cose eccezionali.
Vediamo che i bambini prendono molto seriamente il discorso di fare, lavorare, cioè fare quello che c’è da fare, ecco.
Ci sono bimbi che cominciano a fare piccole pulizie, poi non smettono più, dicono: “No, io faccio, pulisco anche qua, pulisco anche là”.
Insomma, c’è tutto un entusiasmo nascosto che viene fuori.
Tutto è partito dal discorso che i cambiamenti climatici stanno continuando a verificarsi, ormai sono una realtà e che quindi bisogna che impariamo a fare dei passi ognuno, ciascuno per quel che gli è possibile fare: non sprecare l’acqua, non sprecare il sapone, la carta igienica, eccetera.
O comunque usare la giusta dose di materiali che servono senza eccedere, senza sprecare.
I bambini in linea di massima sono di Bra, dei dintorni, Cherasco, Roreto, Riva, Sanfrè. Abbiamo anche una coppia di bimbi che arrivano da Bruxelles, perché i nonni sono qui e ormai sono affezionatissimi. Il luogo fisico in cui conduciamo questo campo estivo è la Cascina di Giovanni, un contadino che l’ha lasciata per scopi sociali: lui non aveva eredi e il suo scopo era che si continuasse quello che stava facendo lui, con il suo piccolo ciclo chiuso all’interno della sua cascina, con i suoi capi di bestiame. Ci teneva ai bambini e voleva che scoprissero il discorso della campagna.


Maria Teresa Casavecchia, Cooperativa La Pepita, Bra

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