Riportiamo una riflessione di Roberta Baravalle a seguito dell’incontro e a seguire delle fotografie degli incontri.
“Io ho già fatto diversi incontri e ho scelto di portare la semplicità.
Ho detto: “Piuttosto di stampare delle foto, perché non gli porto i lombrichi? Così li possono vedere, li possono toccare”.
I bambini hanno proprio reagito benissimo, si è proprio accesa la scintilla, erano felici, li hanno presi, gli han dato il nome.
E lì si è proprio sentito che si sono sentiti a loro agio, così nella semplicità di essere lì e di stare insieme. Stefano ha proprio lui una capacità, un dono di trasmettere, e la verità, loro, quando la sentono la riconoscono.
Stefano gli ha fatto due o tre esempi proprio sulla vita e cioè gli ha fatto capire in un suolo vivo, in un centimetro cubo, ci sono molti più abitanti che sul pianeta Terra.
E loro seguivano, è stato proprio bello vedere come dei bambini che fanno quinta elementare, in realtà erano lì presenti ad ascoltare e sentivi che ricevevano.
Poi c’è stata la conclusion, operativa, di mettere le mani nella terra e i piantini e c’è stato tanto entusiasmo, che è un ingrediente che auguro ai bimbi di averne sempre in tasca.
Erano un bel gruppo, perché alla fine anche i bambini più timidi sono stati trascinati dall’idea di mettere le mani nella terra, di cooperare insieme. E poi sul finale sono stati tenerissimi perché proprio salutavano: “Ciao, ciao, ciao Stefano”.
Lì ho visto proprio dei bambini che, lo sentivi, stavano salutando proprio di grazia ricevuta. E quindi anche poi le maestre hanno colto la semplicità.
Una ha ringraziato tanto dicendo che hanno bisogno comunque di queste cose vere, che sapeva proprio di vero, perché le mani nella terra noi le abbiamo un po’ tutti i giorni e quindi secondo me è stata una bella semina.
Loro erano molto presenti, quindi è stato bello poter lavorare con loro. Più collaboro con Stefano, più mi commuove proprio la conoscenza che ha, che poi riesce veramente ad adattarla a chi ha davanti.
Però è conoscenza, quindi vedi che fa proprio un click,] perché loro la riconoscono, tu gli stai dando qualcosa che è vero e quindi lo prendono. Sono stata molto contenta di vedere il risultato per loro.
Io ho fatto un sondaggio, ho chiesto, su venti ho chiesto quanti di loro hanno in famiglia qualcuno che fa l’orto e mi hanno alzato la mano in quattro o cinque.
Poi alla fine abbiamo lavorato sul suolo, quindi la terra, la roccia madre, l’humus, e la parola humus c’era, è uscita…”

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