Polline e pappa reale, fonti di energia dall’apicoltura di montagna
Le api e il loro mondo sono il mio pane quotidiano. La mia attività, nata dalla passione dei miei genitori per l’apicoltura, è incentrata sulla produzione di miele, polline e pappa reale di alta montagna raccolti nelle diverse zone del comune di Sambuco in alta Valle Stura (Cn), una regione ancora incontaminata e ricca di fioriture spontanee. Gli oltre 200 apiari sono collocati a differenti quote (1200, 1400 e 1700 m) per consentire alle api di raggiungere anche i pascoli più elevati e di raccogliere nettare, linfa e polline da una grande varietà di piante che vanno dalla Lavanda selvatica al Rododendro fino alla Lupinella di montagna. L’ambiente montano garantisce di ottenere prodotti di alta qualità, ma obbliga l’apicoltore a lavorare in severe condizioni ambientali e a essere soggetto ad andamenti stagionali sempre diversi che non possono garantire costanza di produzioni. Solo la cura e la passione permettono di ottenere prodotti con le migliori caratteristiche organolettiche e nutrizionali.
A fine estate, dopo i giorni trascorsi in vacanza, ritorniamo a consumare velocemente le energie recuperate nel periodo di riposo: un utile ausilio per non andare subito in riserva ci arriva dal mondo delle api, imenotteri estremamente laboriosi e abituati a elevatissimi ritmi di lavoro, che trovano una grande riserva di energia nel polline. Con il termine polline (o microspora o granulo pollinico) si indica in botanica l’elemento fecondante maschile del fiore dei vegetali che si riproducono attraverso semi.
Il polline si presenta sotto forma di polverina il cui colore e la dimensione dei granuli varia moltissimo da una specie vegetale a un’altra. Il polline si trova nella parte terminale degli stami, dove viene raccolto dagli insetti impollinatori che spostandosi da un fiore al successivo ne depositano una parte sul pistillo, cioè l’organo femminile delle piante da fiore. Tra gli insetti impollinatori le api (Apis mellifera) svolgono indubbiamente un ruolo importantissimo. Le zampe posteriori delle api operaie presentano sulla faccia interna del metatarso la cosiddetta spazzola che viene utilizzata per recuperare il polline che si deposita sul loro corpo quando ispezionano un fiore. La spazzola spinge il polline nell’omonima sacca dove la polvere raccolta viene avvolta intorno ad un pelo come un filo intorno ad un rocchetto. Ciascuna operaia può trasportare fino a 2 palline di polline. Le api utilizzano il polline come fonte proteica e, poiché è una componente fondamentale della pappa che viene distribuita alle larve, viene raccolto soprattutto dalle famiglie in crescita.
La raccolta del polline da parte degli apicoltori avviene mediante una trappola da polline collocata all’ingresso dell’alveare. Per entrare nella casetta le api devono passare attraverso aperture strette, che provocano la caduta dei rocchetti di polline in un cassetto sottostante.
Il dispositivo è stato congegnato in modo da prelevare solo il 10% del polline riportato, che deve essere raccolto giornalmente e prontamente essiccato o surgelato per mantenere inalterate le sue proprietà. Oltre ad essere una fonte di amminoacidi e proteine (contiene 21 dei 23 amminoacidi conosciuti) il polline apporta anche vitamine (soprattutto A, B, C ed E), oligoelementi essenziali (Potassio, Calcio, Magnesio), enzimi e sostanze antibiotiche naturali attive contro tutti i ceppi di colibacilli e contro alcune salmonelle che aiutano a migliorare le nostre difese contro i mali di stagione.
Alberto Fossati

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