Un’economia per domani

Credo che abbiamo confuso le nostre capacità, che sono enormi, con l’intelligenza. Il cervello umano è sofisticato, in grado di creare macchine formidabili, come quella con cui state filmando. Però, l’insieme di queste prodezze non corrisponde a un sistema intelligente, poiché distruggiamo le stesse fondamenta di ciò che ci permette di rimanere in vita: l’acqua, la terra, gli alberi… Dico sempre che, se gli extraterrestri ci studiassero, si strapperebbero i capelli perché non riuscirebbero a capire: «Com’è possibile che sappiano fare tante cose e siano talmente stupidi? Perché hanno fatto di questo pianeta meraviglioso un campo di battaglia, dove regnano la violenza e la distruzione?»

Il mito di Prometeo, l’uomo demiurgo che vuole diventare… Dio. L’essere umano con la tecnologia, la conoscenza, si è imposto come creatura suprema, capace di affrancarsi dalla natura, di subordinarla, di metterla al suo servizio… Secondo me, questa rottura con il resto del mondo naturale è stata decisiva e ci ha portati alla situazione che conosciamo oggi. Però abbiamo dimenticato un dettaglio: l’essere umano ha bisogno della natura? Sì. La natura ha bisogno dell’essere umano? No. Dovremmo fermarci a riflettere su questa ovvietà. Qualche giorno fa una persona è venuta a intervistarmi sulla problematica dell’acqua. Io le ho detto: «Signora, lei è acqua e io sono acqua, non sta facendo una ricerca su qualcosa di esterno a noi, ma su uno dei componenti principali della nostra realtà». Spesso consideriamo la natura come qualcosa di esterno, la chiamiamo «ambiente», ma la natura siamo noi! Siamo dei mammiferi, che ci piaccia o no. Certo, l’essere umano è particolare, è un essere pensante. È per questo che è in grado di cogliere il tempo e lo spazio e di realizzare che morirà, che è solo di passaggio su questo pianeta. È una verità difficile da accettare… e che è sicuramente la fonte di tutti i nostri tormenti. Ci spinge a una ricerca disperata di sicurezza, attraverso le religioni, il dominio sulle donne, sui bambini, la corsa agli armamenti, la difesa del territorio, le guerre, ma anche tramite l’accumulazione.

Produrre e consumare senza sosta. È un’attività meramente umana! La differenza tra il comportamento animale e il comportamento umano sta nel fatto che il leone salta sull’antilope solo quando ha fame, non lo fa per distruggere. L’eccesso non può essere generalizzato. Si usa dire che, se vivessero tutti come gli americani, avremmo bisogno di sette pianeti, invece ne abbiamo uno soltanto…Mi prende una rabbia tremenda quando, per esempio, si dice che la fame nel mondo è dovuta alla demografia. Non si possono accusare le persone che non hanno niente da mangiare di essere loro le responsabili della fame! Sappiamo bene che un terzo del cibo prodotto sul pianeta finisce nell’immondizia e che una gran parte delle superfici agricole serve per ricavare agrocarburanti. Questo non vuol dire che sono per la proliferazione umana, però bisogna essere seri e smetterla con i falsi miti che sono stati talmente ben montati da diventare delle ovvietà per un certo numero di persone. L’Occidente ha fatto del denaro l’unità di misura del tempo, con la celebre frase Time is money. Un’espressione particolarmente odiosa… E se accettiamo l’idea che il tempo è denaro, è finita. Non bisogna mai «perdere tempo», ma «guadagnarne», ed è così che nasce la frenesia, accresciuta ancora di più dagli strumenti della produttività, come oggi il digitale. 

Etimologicamente, l’economia non ha niente a che vedere con questo sistema scialacquatore. Oikos nomos è «l’arte di amministrare bene una casa». Lo spreco è incompatibile con l’economia, lo dicono le parole stesse! Se spreco, non faccio economia… 

Quando si sa che una buona parte della creatività dei paesi ricchi viene sollecitata per creare dei rifiuti, non riesco a credere che ciò si possa chiamare economia. Questa dovrebbe essere fondata sulla termodinamica di Lavoisier: «Niente si crea, niente si distrugge, tutto si trasforma». Tutto si conserva, si rialimenta… L’energia, invece di dissiparsi, si riadopera come in una foresta, dove gli scarti si decompongono e diventano cibo per altri organismi in un ciclo quasi infinito…


Pierre Rabhi, in C. Dion, Domani, cap. 3, Lindau ed

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