I movimenti contro lo spreco e l’economia circolare

Solo in Italia nel 2014 sono stati gettati nella pattumiera circa 12 miliardi di euro di prodotti alimentari, con più di 600 grammi di cibo a famiglia buttati via ogni settimana. Sono questi i dati presentati dal rapporto di Waste Watcher (2015), da cui emerge una situazione terribile per quanto riguarda gli sprechi alimentari, con più del 55% degli intervistati che dichiara di buttare cibo quasi ogni giorno, principalmente perché “ha fatto la muffa” (41%), “è andato a male” (34%) o “è scaduto” (25%).  Se da una parte si spreca tanto, dall’altra la situazione dei rifiuti nelle città non migliora: è in questa situazione paradossale che il Ministero delle Politiche Agricole ha cercato di attuare un cambio di rotta, ponendo un freno agli sprechi e cercando di educare al consumo. Con la Legge 19 agosto 2016, n° 166, si tenta non solo di frenare quello che è lo spreco nelle case, ma soprattutto quello che si verifica 52 all’interno della filiera industriale, a partire dai campi (nei quali vengono abbandonati quasi 1 milione e mezzo di tonnellate di prodotti), a cui si devono aggiungere i 2 milioni della trasformazione e le 300 mila tonnellate della GDO. Per i supermercati e le imprese che donano beni alimentari con difetti di produzione (imballaggi, ammaccature) sono previsti premi, come le riduzioni sulla tariffa dei rifiuti e altre facilitazioni. Allo stesso modo sono previsti incentivi per i ristoranti che applicano la family bag per gli avanzi non consumati dai clienti (Pasolini, 2016). Questa legge rappresenta il punto di arrivo di un percorso già iniziato in Italia nel 1998 dal progetto di ricerca Last Minute Market, società spin off dell’Università di Bologna. Il fine di questa iniziativa è quello di recuperare prodotti agroalimentari commestibili, ma non commercializzabili dai retailer, e di consegnarli a enti assistenziali. In questo mondo funge a tutti gli effetti da intermediario tra le imprese profit, i consumatori e le istituzioni no profit, portando avanti un progetto con effetti importanti in termini di sostenibilità. Questa iniziativa si è poi estesa anche ai prodotti non alimentari, come quelli per la salute (medicine), raggiungendo a fine 2012 più di 10 milioni di valore di prodotti recuperati. Oltre a questi progetti, LMM porta avanti anche campagne di sensibilizzazione verso il consumo e la sostenibilità, cercando di diffondere buone pratiche di riduzione dei rifiuti. L’importanza della lotta agli sprechi si è diffusa molto negli ultimi anni, in Italia come nel resto del mondo. In maniera simile a LMM, la start up My Foody nata nel 2012 ha come obiettivo quello di mettere in contatto la distribuzione (grossisti, supermercati o piccoli distributori) con i consumatori, fornendo un canale ecommerce di vendita di prodotti che, a causa della prossimità della scadenza o di difetti estetici di confezionamento, sono definiti “a rischio”, e non vengono immessi sugli scaffali. Il vantaggio per i consumatori risiede nel minor prezzo applicato su tali prodotti, mentre i distributori possono trovare un canale alternativo in cui commercializzare prodotti che, in caso contrario, dovrebbero buttare. Quelli appena citati sono entrambi esempi di ciò che viene definita Economia Circolare, ovvero un mercato alternativo che permette di riutilizzare prodotti o scarti che altrimenti verrebbero gettati via. Sono proprio gli scarti la nuova frontiera di numerose start up provenienti da tutto il mondo, che hanno capito come sfruttare i resti di lavorazione con un grosso potenziale. Un caso molto fortunato è quello di EatLimmo, iniziativa messicana che, riutilizzando gli scarti del mango (bucce e 53 semi), produce una polvere con elevate proprietà nutrizionali, utilizzata come dolcificante per le marmellate o come ingrediente per dolci. Allo stesso modo l’americana Regrained, con sede a San Francisco, ricava snack a partire dagli scarti del malto utilizzato per la produzione di birra. La lista continua, potendo citare anche il caso di WTRMLN WTR, altra start up americana che si impegna a recuperare tutte quelle angurie che, a causa di imperfezioni, non trovano spazio sui banconi della distribuzione, per poi ricavare succhi totalmente naturali e ricchi di minerali. Oppure Greenwolf, direttamente dal Politecnico di Torino, che trasforma la lana scartata dall’industria in concime naturale. Il potenziale è molto, e l’elevato numero di iniziative che ogni anno compaiono in tutto il mondo lo dimostra: gli scarti per alcuni possono diventare una soluzione per molti, e sempre più imprenditori se ne stanno rendendo conto.

Emanuele Genovese, Tesi di Laurea Il consumo di prodotti biologici: motivazioni e deterrenti all’acquisto attraverso la Qualitative Content Analysis sui Social Media
Relatore Ch. Prof.ssa Christine Mauracher Anno Accademico 2015/2016

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