Il pensiero basato sulle economie di scala nell’industria agroalimentare ha portato all’aumento della dimensione delle aziende, delle attrezzature e dell’indebitamento degli agricoltori.
Questa crescita guidata dal debito intensifica l’uso del suolo, peggiora gli impatti ambientali, riduce le opportunità di lavoro e rende questo modello fortemente dipendente dalla volatilità dei prezzi degli input (van der Ploeg et al., 2019).
In linea con i principi di diversificazione economica, equità e connessione (Wezel et al., 2020), gli agricoltori agroecologici si concentrano sulla massimizzazione del valore aggiunto (AV) e del loro reddito a partire da un determinato valore lordo della produzione (GVP), invece che sull’espansione del GVP per unità di lavoro, come avviene nell’agricoltura convenzionale (van der Ploeg et al., 2019).
Massimizzare il rapporto AV/GVP implica che gli agricoltori dovrebbero:
i) bilanciare le risorse, come lavoro, attrezzature, strutture di allevamento e la quota di terreni coltivati e pascoli, con la dimensione della mandria;
ii) ottimizzare le interazioni tra gestione degli animali e strategie di mercato (per esempio adattando i cicli produttivi degli animali e le strategie alimentari alla domanda del mercato) per valorizzare al massimo gli investimenti finanziari.
Nella pratica, approcci agroecologici basati sulla diversificazione delle componenti aziendali (per esempio più specie animali, aziende miste colture-allevamento) richiedono anche una riallocazione delle risorse aziendali (lavoro, attrezzature e capitale) tra le diverse attività, il che può richiedere maggiori investimenti e quindi ridurre il valore aggiunto e il reddito dell’agricoltore.
Il rapporto AV/GVP è importante per valutare l’efficienza economica dell’azienda e per mantenere la motivazione degli agricoltori nella transizione agroecologica.

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