Gli agroecosistemi dovrebbero essere gestiti intenzionalmente in modo da beneficiare dei servizi ecosistemici di supporto, tra cui la fotosintesi, la fertilità del suolo e il ciclo dei nutrienti, al fine di ridurre la dipendenza da input esterni e minimizzare le perdite verso l’ambiente.
Per esempio, gestire l’azienda in modo che tutti i foraggi e i mangimi concentrati consumati dagli animali siano prodotti in azienda o nei terreni vicini, e assicurare che tutto il letame venga utilizzato per la fertilizzazione delle colture, può ridurre la necessità di mangimi esterni, fertilizzanti chimici e surplus di deiezioni.
Inoltre, combinare più specie vegetali nei pascoli e nelle rotazioni, soprattutto includendo leguminose fissatrici di azoto, può aumentare la fertilità del suolo e le rese delle colture, riducendo allo stesso tempo la dipendenza da input esterni (Dumont et al., 2025).
Poiché questo approccio aumenta inevitabilmente la complessità della gestione aziendale e può costituire un ostacolo alla sua adozione, l’impatto della gestione orientata al rafforzamento dei servizi ecosistemici di supporto dovrebbe essere integrato nelle valutazioni di efficienza, al fine di considerare i compromessi con le altre dimensioni.
Tali valutazioni dovranno inoltre distinguere tra la quota di produzione resa possibile dai servizi di supporto e quella che richiede input esterni, per esempio attraverso metodi basati sulle leggi della termodinamica negli ecosistemi, come l’analisi dell’energia incorporata (Emergy Analysis) e l’exergia cumulativa estratta dall’ambiente naturale.

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